Mauro Montacchiesi

Il diorama del mio labirinto

Il Diorama del mio Labirinto (Labirintismo)

Prefazione dell’autore

“Labirintismo: perché? Ascrivo al Labirintismo un’ermeneutica esistenziale! Lo contemplo come

una mia istanza inderogabile di approdare AD IMA FUNDAMENTA, ovvero ai miei più imi precordi, là, nell’ostello dei miei sentimenti, delle mie emozioni, con l’auspicio di far luce tra i meandri del mio intricatissimo plesso interiore o, paradossalmente, da esso trarre luce da portare in superficie.” Mauro Montacchiesi

 

Il presente saggio inizia con un glossario dei termini parasintetici costruiti dallo scrittore. Segue con il Diorama vero e proprio, che intende dare una descrizione ovviamente personale e congetturale del proprio labirinto e, per analogia, di quello umano in senso lato. Il labirinto è sommariamente descritto come 11 specchi distribuiti sul corpo umano, che si trova in posizione supina all’interno dello stesso labirinto. Una parte centrale (testa, tronco e gambe), due braccia (destra e sinistra).

 

Glossario del Labirintismo: I termini parasintetici qui riportati sono stati coniati sulla base del Dizionario De Mauro-Paravia e sulla base dell’Enciclopedia Sapere.

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anatetico= da anà: verso l’alto, in alto+ thésis: posizione

aniloide= da an: alfa privativo eufonico+ hyle: materia+ oeidos: forma, somiglianza

aniloismo= da an: alfa privativo eufonico+hyle: materia+ ismo: stato, condizione

arrenoide= da àrrhenos: maschio+oeides: forma

atelantropo= da a: alfa privativa+ teles: perfetto+ànthropos: uomo

austrotropico= da austros: sud+trépo: volgere in direzione di

boreotropico= da boreos: nord+trépo: volgere in direzione di

cacotrofismo= da kakòs: cattivo+trofismo: nutrimento, stato di nutrimento

catatetico= da catà: verso il basso, in basso+ thésis:posizione

cosmotesmosofia= da kòsmos: ordine, mondo+tèsmos: legge+ sophia: conoscenza

cryoplasto= da cryos: freddo, gelo+plassein: formare, da cui “cosa formata”

diedrico= da di: due+hèdra: base, faccia

egosofia=da ego+sophìa: coscienza, conoscenza, conoscenza esoterica

fenomorfologia= da phàino: far apparire, apparenza+morfologia

idiomorfismo: da ìdios: proprio, caratteristico+morfismo

infratetico= da infra: in mezzo, più in basso+thésis: posizione

iperdolico= da iper+dolichòs: lungo

mesotattico=da mésos: medio mediano e da thésis: posizione

metabiosi= da mèta: con, insieme, aggregato, ecc…+biòsis: condizione di vita, vita

olomeria= da hòlos: tutto+méros: parte, porzione

olosofia= da hòlos: tutto, intero+ sophia= conoscenza, sapere…

ontotelismo= da òntos: essere, esistenza+ teles: perfetto

ortarchia= da orthòs: corretto, giusto, esatto, …+archo: essere a capo di

ortosofiognosia= da orthòs: corretto, giusto+sophia: conoscenza, credenza esoterica,

sapere+gnosis: conoscenza

ortotassia= da orthòs: corretto+taxis: disposizione, ordine, schieramento

ortotetico= da orthòs: diritto+thésis: posizione

pleomorfosofia= da plèos: in abbondanza eccessiva+morfo+sofia=esoterismo dalle forme

eccessive, abbondanti

proteimorfismo= da Protéus: divinità marina che assumeva molte forme+morfismo

sofiognosia= da: sophìa: conoscenza, credenza esoterica+gnòsis: conoscenza, percezione

stereocronia= da stereòs: spaziale, temporale+chrònos: tempo

steroide= da stereòs: spaziale+oeidos: somiglianza, forma, relazione

streptocoro= da streptòs: contorto+ chòros: spazio, regione

tanatoide= da thanàtos: morte+ oeidos: forma, somiglianza, relazione

teratofania= da téras/tératos: mostro+ phainestai: apparire

trimerico= da tri+méros: parte

xènoide= da xénos: strano, estraneo, stranieri+oeidos: forma, somiglianza

xifoide= da xiphos: spada+oeidos: forma

 

* Il diorama del mio labirinto

 

Il diorama del mio labirinto è un’iconografia metempirica e geroglifica, che consta di 11 specchi sferici, allineati su tre rette di cui: una mesotattica (testa, tronco, gambe “l’androgino”), una complanare di destra (braccio destro: maschile, attivo, razionale) ed una complanare di sinistra (braccio sinistro: femminile, passivo, intuitivo). La retta mesotattica consta di cinque specchi, mentre le complanari di tre specchi ciascuna. Gli 11 specchi sono raccordati da isoipse meandriche. La retta mesotattica è iperdolica rispetto alle complanari, con segmenti ana-(testa) e cata- (gambe) tetici. Gli specchi sferici rappresentano topiche astrazioni metempiriche, anapodittici stadi di egosofia. Gli specchi sono singolarmente relativi a contesti oggettivi ed emozionali da me vissuti nella mia prosa. Gli specchi sono 11 precipui sostrati, ipostasi del mio anarchico proteimorfismo ontologico, capaci di omogeneizzarlo, di valorizzarlo, di totalizzarlo. Gli specchi sono afferenti tra loro in virtù di una teoria di isoipse meandriche: 3 latitudinali, 7 longitudinali e 12 secanti. Il diorama del mio labirinto è la pianificazione giusta la quale si è sviluppata la mia personale cosmogonia. E’ il limes catabatico lungo il quale la mia anima ed e la mia struttura ontologica sono approdate al loro attuale idiomorfismo. Il diorama del mio labirinto è anche il clivo anabatico, attraverso il quale la mia totale quintessenza ontologica può ritornare alla teleologia cui ogni cosa agogna: la Fruitio Dei, il contatto con il Divino, la pienezza di vita, la liberazione dai limiti! Il diorama del mio labirinto è una torre, le cui segrete allignano nelle viscere della terra, i cui merli penetrano il cielo. Dentro questa torre le essenze di luce, id est, le pleomorfosofie animano la mia struttura ontologica, si adergono, si inabissano senza interruzione. Dentro di essa si aderge, si inabissa anche l’autocoscienza della mia condizione umana. Per intermediazione del diorama del mio labirinto, mi giunge la linfa vitale della dimensione metafisica, che permea la mia struttura ontologica. Questa linfa vitale fluisce e cala attraverso le isoipse meandriche e gli specchi sferici, divenendo sempre più diafana, disgregandosi, fino ad intridere la mia struttura ontologica, che non ne può prescindere per continuare ad esistere. Nel diorama del mio labirinto gemmano le implorazioni e le inquietudini della mia struttura ontologica che brama Dio, che desidera scoprire nuove dimensioni, le dimensioni più sconfinate e divine della sua duale anima. ….Le tre rette del diorama del mio labirinto sono, in realtà, i tre percorsi di crescita della mia anima e, cioè: l’energia razionale (complanare di destra), la misericordia (retta mesotattica) e l’energia intuitiva (complanare di sinistra). Soltanto la retta mesotattica, il mio “percorso sovrano”, ha il potere immanente di operare la sinapsi delle antitesi. Se privato della retta mesotattica, il diorama del mio labirinto viene relegato dentro confini algidamente manichei. Le complanari di destra e di sinistra personificano anche le due antitesi fondamentali di tutta l’esistenza: quella maschile a destra e quella femminile a sinistra, dalle quali germina ogni altra polarità duale presente nell’anima. Il precetto precipuo che ne scaturisce è quello di una fusione osmotica delle caratteristiche maschile e femminile sia all’interno della mia egosofia sia nei miei rapporti duali. Il peccato di presunzione si identifica nel voler conoscere profondamente la dualità senza aver prima maturato abbastanza esperienza della condizione di integrità divina, e senza aver prodotto tale integrazione all’interno del mio rapporto di coppia. Il male, in questo modo, propaga la sua essenza ferale. A causa del peccato di presunzione, il diorama del mio labirinto mi è stato a lungo occultato, per intercludere che io, con il morbo maligno di cui mi ero imbibito, avessi adito agli arcani, solo gnosticamente violabili, della vita eterna e, in siffatto modo, radicalizzassi il rizoma del male. Ho dovuto subire la falce della morte e la débacle della mia Turris Eburnea, del mio misoneismo, in quanto proprio questo, prima di rinascere dal chàos , io avevo concordato. Soltanto attraverso questi eventi nefasti, la mia ègra struttura ontologica avrebbe avuto modo di mitridatizzarsi dalla quintessenza letale del cobra, per tornare ad essere l’anima immortale che Dio aveva emanato. Ogni evento drammatico e tormentoso è l’opportunità impagabile per comprendere la latitudine del gap esistente tra la condizione astratta della mente e quella reale. Tuttavia, agli iniziati, è concessa una strada più agevole, anche se non totalmente priva dell’assenzio del dolore, che permette di gustare la felicità e la compiutezza del diorama del labirinto: la sofiognosia! In una delle mie precedenti metempsicosi ho smarrito lo stato di beatitudine. A causa di ciò non ho avuto più diritto di adito al diorama del mio labirinto, il quale resta l’esclusiva, irrefragabile replica alle mie istanze di universalità, felicità ed immortalità che mi sono anamnesticamente immanenti. Il percorso catabatico che mena al diorama del mio labirinto, è sorvegliato da due Entità di luce, da ognuna delle quali sgorga una lingua di fuoco. Questo non vuol dire che il percorso sia totalmente impraticabile. Le due Entità di luce hanno dei lineamenti metafisici, una dai tratti arrenoidi, l’altra dai tratti ginecoidi. Raffigurano le due topiche antonimie ontologiche e si manifestano sui niveau più elati dell’egosofia. Man mano che le due polarità accorciano le proprie distanze, fino a conflarsi, le due Entità di luce dismettono il loro ruolo di “cerbero”, il cui dovere è quello di tenermi lontano se non ho il diritto di adito, ma che, al contrario, possono essere le monumentali colonne del propileo del diorama del mio labirinto. La loro energia diventa l’ubi consistam per me, che sto tentando di tornare alla Casa del Padre. …Non è comunque semplice. Le due energie di luce sono lingue di fuoco xifoidi, a due facce. Sono l’emblema del duplice annichilamento della mia Turris eburnea. L’esilio da una vita precedente e l’esilio in questa vita. Devo subire questo duplice annichilamento, con una duplice débacle, (corporea e animica, psicologica e umana), sentendomi solo, privato della presenza e del conforto di Dio. Si può parlare di una duplice défaillance, sia su un piano reale ed oggettivo sia su un piano di intima fede. Un’inconfutabile catarsi di iniziazione, che devo subire se voglio ritrovare la strada verso il Padre. Se dopo il dolore e l’esilio, la mia fede resta monolitica, se la mia Fruitio Dei ed il bisogno di verità assoluta permangono tetragoni, solo in questo caso mi viene concessa la visione del diorama del mio labirinto. Soltanto così avrò ritrovato la strada! E COSI’ E’ STATO!!! Le lingue di fuoco sono volate in alto, lasciandomi adito al diorama del mio labirinto e si sono posizionate sull’architrave d’ingresso al Tempio di Dio, della Conoscenza assoluta, ben oltre il diorama del mio labirinto. Ma lì, non mi è ancora concesso entrare! E’ il Tempio di Dio, della Conoscenza assoluta, della Ricomposizione dell’androgino, dei Giusti! Ed è lì che anelo arrivare, ma prima dovrò prendere coscienza del diorama del mio labirinto. Consentaneamente a quanto già parafrasato, il diorama del mio labirinto altro non è che la pianificazione di Dio per dare struttura al mio microcosmo da inserire, alla fine dei cicli catartici, nella logica definitiva del Suo Macrocosmo. Gli specchi sono la genesi della mia olomerìa ontologica, sia relativamente alla mia natura corporea sia a quella psicologica e spirituale. Vediamo una sinopsi epigrafica della feno-morfologia del diorama del mio labirinto, prima di passare all’analisi dei singoli specchi. Intanto, l’elenco:-*) Nehvvuh 1) Nehluh 2) Rehreh 3) Kohpeh 4) Dyhtyhf 5) Lyhkahs 6) Vohqehs 7) Dehssuh 8) Luhf 9) Kyhtuhf 10) Nehmdahv . Nella retta mesotattica, da Nehluh, lo specchio anatetico, si irradia il fulgore che permea e da linfa vitale agli altri dieci. Infratetico a questo, Nehvvuh, uno specchio arcano il quale, anche ricoprendo un ruolo topico all’interno del diorama del mio labirinto, sembra nondimento essere una realtà aseistica. Da un punto di vista psicologico gli 11 specchi altro non sono che diverse condizioni della mia evoluzione psico-psichica. Lo specchio anatetico, Nehluh, è uno stato per me finora utopistico: la totale metamorfosi emotiva, fisica ed espressiva nel trascendente. Sotto Nehvvuh troviamo Vohqehs e, catatetici, Kyhtuhf e Nehmdahv. A destra di Nehluh, ortotetici, troviamo Rehreh, Dyhtyhf e Dehssuh. A sinistra di Nehluh, ortotetici, troviamo Kohpeh, Lyhkahs e Luhf. Analogicamente parlando, gli 11 specchi sono 11 condizioni dell’anima, 11 fonti di energia che potenziano incessantemente, se si riesce ad entare in simbiosi con loro, nel percorso di ritorno verso Dio. Gli specchi sono diedrici, un lato è boreotropico (relativo alla vita spirituale) e l’altro austrotropico (relativo alla vita fisica). Questa definizione vuole essere prettamente convenzionale per dare un’idea ma, in realtà, all’interno del diorama del mio labirinto non esiste dimensione, ergo, non possono esistere oggettivi punti di riferimento. Le caratteristiche sintetiche descritte fin qui, appartengono al lato boreotropico. Ma andiamo ad analizzare i singoli specchi dissertando, per ciascuno, di entrambe le facce, come già detto, da un lato spirituali, dall’altro fisiche.

N.1-Nehlum

Nehluhm boreotropico è il soprasensibile, l’indescrivibile, la fonte di tutta la luce che irradia gli altri specchi. E’ il contenitore di una struttura trimerica, che all’interno dell’anima significa fiducia in Dio, felicità mistica, volontà. E’ la causa primordiale, quella che supera tutte le apparenze. E’ la semente che contiene la genetica evolutiva della pianta. Creatività. Potenza. Volontà. Fusione cielo e terra. Opposte polarità: attivo-passivo, maschio-femmina. Capacità relazionale con qualsiasi elemento. Evoluzione. Volere, idea, obiettivo. Il divenire. Piano intermedio. L’infinito: potenzialità latenti e palesi. Spasimo, coraggio, pathos-istinto. Purezza, integrità. Infinito in quanto non-finito. Inizio di tutte le cose. Metamorfosi costante e antitesi. Doppia valenza. Immortale ektopos, tuttavia sostanza in trasformazione a livello reale. Possibilità di evoluzione o involuzione. Ogni possibilità è subordinata all’uso che si farà del potenziale creativo o auto-creativo. Essenza, esteriorità. Nehluhm boreotropico è parola, definizione del chàos. Scissione congenita, non ancora manifesta. E’ la semente immortale, la semente-maschio, lo spirito appena nato. E’ l’ermafrodito sgusciato dall’uovo cosmico. Ibrido di attivo-passivo. Eterno divenire. Palpitare della vita. Fiamme voraci della passione. Cielo. Creatività.

Nehluhm austrotropico è vigore, fortezza interiore. Anima. Penetrali di purezza. Vera essenza di sé. Recepire la propria sostanza significa abbattere le barriere. La corazza è superflua. E’ sufficiente

un’organza per coprire. Il vigore spirituale ha soggiogato gli istinti bestiali. Senza violenza. Senza repressione. Gli istinti addomesticati, ma fieri, sono al servizio e non alla guida. Il soggetto individuale si confronta con l’ordalia della catarsi dell’orgoglio. Sentirsi il centro dell’universo, che condurrà a scoprire ancora di sé e di tutto ciò che sta oltre il sé. Accettare che l’interazione con l’altro si realizza in virtù della grazia. E’ un cimento di forza. Lo scontro tra le antitesi può essere conciliato. Le energie attive sono trasmutate e depurate. E’ l’incipit della metamorfosi, della palingenesi esistenziale che è un elemento costante nell’evoluzione del ciclo. Equilibrio universale. Purezza. Mediazione tra i mondi. Metamorfosi che deriva dalla dinamica a spirale del cosmo. E’ il punto di penetrazione dell’energia cosmica per la formazione del nuovo individuo universale.

N.2-Rehreh

Rehreh boreotropico è la folgore dell’intuito, della rapida percezione. E’ il luogo dove il super-conscio si incontra con il cosciente. E’ la semente dei concetti, la riflessione interiore, in cui i particolari non sono ancora distinti. E’ l’abilità, l’estro di tollerare le contraddizioni, di pensare in maniera contorta, ma sincrona. E’ una condizione alla quale si approda soltanto a momenti e, tuttavia esige una notevole maturità e pratica di vita. E’ la condizione di “astensione dal giudizio”, poiché con la saggezza si avverte come la verità sia soggettivamente poliedrica. E’ l’annichilamento del sé. Ciò sta a significare che è possibile approdare alla sapienza soltanto annichilando l’ego, scissore e scisso. Addentrarsi nell’invisibile, nel cielo e dare struttura evidente a ciò che è indefinito. Austerità e discernimento come sostanze che vivificano, che tuttavia si possono trasmutare in un subdolo moralismo. Apertura alle energie cosmiche. Dissuggellare e suggellare i grandi arcani. Esternare il proprio sapere veicolandolo in verità. Coabitazione delle antitesi. Sesso. Procreazione. Incarnazione. Crinale tra il manifesto ed il non manifesto. Energia che promana dall’essere individuale.

Rehreh austrotropico è l’olocausto dell’ego al fine di realizzare la relazione-comunione. E’ la comprensione, l’accettazione dell’abbandonarsi, del lasciarsi andare al fluire degli eventi. Adesso è evidente che nessuna cosa è fissa. Il nord ed il sud (vedi la mancanza di riferimenti all’interno del diorama del mio labirinto) , il cielo e la terra, sono soltanto proiezioni soggettive. Le radici dell’essere si inabissano indistintamente nel cielo e nella terra. L’anima ed il corpo hanno un valore equivalente. Tutto ciò significa tralasciare il vuoto dell’essere ed arrendersi dinanzi alle leggi della vita e della natura. E’ difficile. E’ stare in sospensione, ma con serenità. Struggente amore, privo di limiti.

N.3-Kohpeh

Kohpeh boreotropico è la morfòsi, il processo di trasformazione dei concetti, delle idèe elaborate da Rehreh. E’ l’ostello del pensiero dialettico, universale, sia nella sua struttura metafisica e platonica

che in quella pragmatica ed oggettiva. Si tratta di quella struttura di idèe che si basa sulle parole e che può essere interagita e condivisa in virtù della dialettica. Kopeh boreotropico è l’abilità di unificare nella propria personalità idèe e assunti eterogenei, metabolizzandoli e facendoli dialogare tra loro. Se Rehreh svolge alla perfezione le sue funzioni, l’attività mentale riesce ad agire simpaticamente ed attivamente sulle proprie emozioni, grazie alle verità rivelate e metabolizzate nella propria personalità. A stadi molto avanzati, Kohpeh boreotropico diventa veicolo di felicità,

diventa la trasduzione dell’ortosofiognosia nella felicità di aver trovato tante risposte fino a lì sconosciute. Kohpeh è procreazione, processo di formazione del seme, dell’embrione. È la natura druda che vibra. E’ il perfezionamento della sinapsi tra Nehlum e Lyhkhas (vedi dopo DYHTYHF). I due aspetti entrano in contatto ed in relazione tra di loro. L’aspetto ginecoide inostensibile fa mostra di sé, quello arrenoide si edulcora venendovi a contatto. Kohpeh è tuttavia più marcatamente ginecoide, rigurgitante e procace, nondimeno incarnando un potere ibridamene fallico. La natura è fecondata dalla forza della semente. L’integrità del cuore è supportata dalla passione. Intelligenza. Relazione tra le fasi di sviluppo. Sentimenti vivificati. Forza creatrice attiva. Osservare la maturazione dell’embrione. Porta verso la realizzazione. Le membra non sono rilassate, ma pronte ad affrontare gli eventi. Rapporto tra elemento fecondato ed elemento che feconda. Lo spirito trafigge la materia. Fusione tra terra e cielo. Ortotassia cosmica. Realizzazione dell’unità, dell’androgino. Vaso comunicante tra le antitesi. L’esistenza fluisce. Triplice stereocronia. Ieri, oggi, domani. Il mondo, l’aria, il cielo.

Kohpeh austrotropico è il rovesciamento della soggettiva realtà, germinata dalla distinzione dell’indistinto (Nehvvuh) a cui ogni cosa ritorna, al fine di compenetrare una più ampia realtà. Ergo,

è il nuovo avvento del chàos, che ha istanza di una pausa prima di andare avanti. E’ lo schiudersi di una realtà inusitata con la presa di coscienza della conclusione e l’inderogabile presenza di spirito.

L’opzione, lo scegliere il nuovo percorso verso il quale orientarsi. E’ la pulsione che spezza lo stallo al cospetto di un’opzione di vita, di una lacerazione che catalizza la metamorfosi ontologica. E’ il lavoro buio, la trasduzione delle energie, che condurrà, per mezzo di un drammatico pathos, alla palingenesi esistenziale, all’ontotelismo. Kohpeh austrotropico, ammantato di nero, non offusca il panorama, l’epilogo del ciclo, bensì sullo sfondo, in mezzo a due trorri duali, brilla l’energia solare, foriera di una nuova alba. Kohpeh austrotropico è forte , non c’è forza che lo possa contrastare. Il suo simbolo è una bandiera, trait-d’union tra il cielo e la terra, anch’essa nera come il manto di Kohpeh. Sulla bandiera campeggia una rosa, emblema di vita. Kohpeh cavalca un drago le cui fiamme sono la morte, sono la vita. Il drago è bianco: il colore della resurrezione, del non manifesto. Gli occhi sono rossi, come l’essenza che vivifica lo spirito. Nascita. Morte. Una fase esistenziale è dolorosamente terminata, per dare l’avvio ad una nuova, ad un livello superiore. Proseguire invece senza aver terminato il ciclo antecedente, senza aver fatto tesoro dell’esperienza, ergo, senza essere in grado di sostenere la metamorfosi che Kohpeh implica, può diventare un’ordalia insostenibile. Kohpeh non è uno specchio di sfortuna, ma di dolorosa crescita, di difficoltà oggettiva nell’accettare e subire il cambiamento esistenziale: INSTAURATIO FACENDA EST AB IMIS FUNDAMENTIS! Kohpeh è identificabile nel tredicesimo libro apocalittico. Ma Kohpeh è anche la potenza e la sublimità. Kohpeh è Gesù in mezzo ai suoi dodici Apostoli.

 

 

 

 

N.4-Dyhtyhf

Dyhtyhf boreotropico è l’amore. Si manifesta attraverso la filantropia e la liberalità, totali e sconfinate. Si tratta dell’amore per ogni cosa, indulgente e comprensivo. La vita è motivata dall’amore di Dio, che forma lo stereobate sul quale essa stessa si fonda. Il creato viene edificato sull’amore, sulla possibilità di polarizzare verso di sé, di indulgere, di alimentare tanto i buoni quanto i cattivi. E’ affetto, abnegazione, è il cuore che vuole avanzare verso il prossimo. Dyhtyhf è il raggiungimento della perfezione, la materializzazione della generazione, l’ingresso nella realtà fisica, sensibile, ovvero dei sensi. E’ l’attecchimento della semente nella sostanza-terra, la concezione dell’embrione nel ventre, la materializzazione dell’idea nel concreto. E’ lo spartiacque tra increato e creato. E’ la stabilità che racchiude, alimenta, difende la creazione, il creato. La diversificazione oggettiva attraverso la struttura (attiva) tuttora difesa dalla natura-terra (passiva). L’entrata nella carne. La maturazione. E’ il concetto di morte, inteso come nascita, come una transizione da una fase ad un’altra. Solidità. Staticità. Potenza in essere, consolidata. Il sangue è denso, è impulso. Armatura, protezione dalle tenebre nelle quali la creazione prende forma.

Compattezza che diverrebbe soffocante se non venisse raffreddata dall’acqua. Bipolarità. Potere duplice, diverso nella struttura, ricettiva e penetrante. L’idea si sviluppa. L’essenza della materia. Perfezione.Stabilità. Tangibilità. Sensibilità. Sostanza passiva non procreatrice, ma che ingloba tutto quanto procreato. Spazio. Spirale sferica. Ciclicità del tempo. La fermata minima per una meditazione d’obbligo.

Dyhtyhf austrotropico è la ripresa del cammino interrotto. La speranza di una nuova alba è ininterrottamente presente, ma la strada non è breve ed è in ascesa. Bisogna sopportare, quanto basta per blandire e temperare le energie. E’ la coscienza dell’istanza di amalgamare equilibratamente le antitesi. L’anima è cosciente che le antitesi sono d’oro, divine. Amalgamare, equilibrare le antitesi. Interazione, sinapsi di energie equivalenti. E’ sufficiente aprirsi, recepire, riversare, per trasformare l’energia fisica e spirituale. Non bisogna trascurare le istanze materiali e quelle non materiali. Ci si deve impegnare a fondo, attentamente, per miscelare le antitesi e diventare integri. Trasmutazione. Purezza. Rigenerazione. Tutto attraverso l’amore. Fusione di sacro e profano. Palesamento di corpo e spirito, tuttavia ancora scissi, che hanno bisogno di essere mescolati. Fluire di un elemento verso l’altro, di un elemento dentro l’altro per vivificarsi, facendo uso dell’energia scaturita dalle antitesi.

 

N.5-Lyhkahs

Lyhkahs boreotropico: la luce accecante di Dyhtyhf è eccessivamente forte per gli esseri soggetti a limitazioni e, nel caso questi venissero investiti dalla luce, verrebbero mortalmente ustionati. Così,

Lyhkahs si prende l’impegno di regolare e canalizzare la luce di Dyhtyhf. E’ l’energia adatta a mettere un confine o addirittura fine alla vita. Sebbene abbia delle sfumature non proprio positive,

se Lyhkahs non esistesse, l’amore non avrebbe modo di concretizzarsi, poiché non riuscirebbe a trovare un contenitore adatto. Lyhkahs è il fuoco che infiammato ed appassionato, scorta, segue l’amore. Se Lyhkahs non esistesse, l’amore risulterebbe soltanto un sentimento caritatevole e degno di lode, tuttavia privo di forza, di energia creatrice. Nel cuore irradiato da luce divina, Lyhkahs diventa una virtù: la paura di Dio! Lyhkahs boreotropico è la gleba solcata dal vomere per accogliere la semente. E’ l’utero pregno di roride gocce che alimenta la gleba stessa. La requie, le tenebre, che profferiscono linfa alla semente. E’ l’accoglienza del ventre materno. E’ il diverso sé. L’ antitesi che centripeta, poiché alimenta, perfeziona. Le tenebre, che inglobano gli arcani imprescindibili della la sinapsi, dell’integrazione. La sofìa esoterica, gnostica…ètra, illibatezza, anima. Inconscio. Grande destrezza nel lasciarsi condurre dall’intuito. Rigogliosità. Consistenza. Saggezza. Leggi universali. I misteri dell’ aldilà. I cicli ritmati della natura. Sofia delle polarità. La gleba si squarcia e lascia entrare le due sementi dei principi maschile e femminile. Lacerazione, polarità. La sofìa che impone limiti e, quindi, ingloba. L’utero universale che si lascia penetrare dall’energia del creato per dare corpo all’individuo singolare.

Lyhkahs austrotropico è la negazione dell’anima, del divino. E’ lo sprofondamento nell’abisso dei sensi. E’ l’indistinto, la nausea. L’anima incontra seri ostacoli nella realizzazione della sua catarsi, della sua anagogia. Questo sprofondamento nell’abisso della materia è inderogabile evento per rimbalzare verso la nuova anabasi. L’uomo è pure materia e deve tenerlo sempre in mente, altrimenti può rimanervi impantanato. E’ una metamorfosi eterogenea. Materia in corso di metamorfosi i cui effetti sono insondabili. Violenza della forza. Sbigottimento derivante contesti demoniaci. La passione può sortire paradossali sensazioni dionisiache, da baccanale o, antiteticamente: ascetiche. L’essere si trova al cospetto della propria anima, della propria VIS, ARS INVENIENDI. In virtù della dinamicità con la quale si cimenta con “l’altro”, risulta l’impiego che ne fa: edonismo egoistico oppure sinapsi degli aspetti umano e divino. Questa è l’ordalia ontologica che manifesta se l’individuo singolare e misoneista si è metamorfosato in individuo cosmico. In quanto individuo cosmico sarà ben consapevole di avere una duplice natura: umana e divina. L’incontro-scontro con l’altro, non privo di turbolenze e passioni, ne farà un essere nuovo, migliore. In quanto individuo singolare, l’uomo ha l’obbligo di confrontarsi con “i limiti”, al fine di apprendere la distinzione e sarà distrutto o distruggerà “l’altro”. Imparerà ad accettare i doveri, gli obblighi che scaturiscono dall’Eros, per tornare, come Araba Fenice, ad una vita inusitata, risultato della sinapsi con “ l’altro”.

N.6-Vohqehs

Vohqehs boreotropico è lo specchio che si assume l’onere di dare euritmia alle due antonimiche forme operative di Dyhtyhf e Lyhkahs. Vohkehs è un aggregato policromo, vale a dire la metabiosi

di eterogenee sfumature di colori e peculiarità, compendiati in una singola ipostasi. Si manifesta nelle multiformi impressioni avute ammirando la bellezza e l’euritmia delle forme. Vohqehs è misericordia, è l’amore senza confini che può elargire ricompense ed elogi, tuttavia anche biasimare e castigare serenamente, laddove ve ne sia istanza e ,questo, per far si che il positivo si affermi sempre sul negativo, con un vigore vieppiù importante. Vohqehs è cuore! Vohqehs boreotropico è la coscienza delle antitesi, l’istanza di rinvenire un percorso che consenta alle due polarità di vivere ed operare insieme. Non è proficuo tenere segregate le due polarità, bensì è necessario metterle alla prova ed equilibrarle. Sindèresi, libero arbitrio, devono essere equilibratamente miscelati con istinto ed irriflessività. Egosofìa, consapevolezza di ciò che si deve o non si deve fare. E’ un cimento, un esame per iniziare il percorso, per fare esperienze. E’ la comparazione con il lato opposto della polarità, intrinseco ed estrinseco. E’ il punto cruciale. E’ una decisione d’amore: amor proprio ed isolamento da una parte, dedizione e collaborazione dall’altra. E’ Vohqehs il primo, vero confronto con la realtà. E’ l’effettivo comprendere che in questo viaggio non si è soli, bensì esiste anche l’altro, spesso ricco di istanze ontologicamente antonimiche alle nostre. L’esserci dell’altro, non è più mera teoria, bensì realtà. Una realtà che non può più, non deve più essere ignorata e, questo, anche paradossalmente ricusandola, perché ricusandola, se ne prende comunque coscienza. Vohqehs è prendere una decisione, nella sua sostanza più profonda. Vohqehs può creare dubbio, lacerazione interiore e, per questo, far sentire fragile, penetrabile. Vohkehs è l’ordalia dei sentimenti, è il togliersi tutti gli abiti, è la nuova scoperta, la saggezza per mezzo dell’altro. E’ discernimento, disamina, scissione per, successivamente, integrare e migliorarsi in un’unica entità. Il vero amore comporta la comparazione e l’esperienza per mezzo e/o con l’altro. Creazione. Percorso spirituale dello scisso che riacquista l’integrità. E’ l’antitesi dell’essere umano con la divinità. E’ il demone del male che tenta di sedurre. E’ l’ordalia del bene e del male.

Vohqehs austrotropico: a posteriori dello sprofondamento “nell’” abisso dei sensi (Lyhkahs austrotropico) , si realizza lo sprofondamento “dell’” abisso dei sensi, che distrugge tutti i vincoli

incatenanti. Vohqehs austrotropico è la segregazione imposta da una troppo radicalizzata logicità, vale a dire: eccessivo amor proprio! E’ il castigo che fa dolorosamente capire che c’è la possibilità di camminare in direzione dell’altro costruttivamente, evitando di barricarsi dietro bastioni che recludono. E’ l’obbligo che viene dall’alto di trasformare il proprio modo di rapportarsi. Orgoglio dell’intelletto, amor proprio che fanno sprofondare nel buio. Mancanza di oggettività nel discernimento, poiché si è smarrito il rapporto con il creato, con l’ambiente. Autoesaltazione, autoinnalzamento verso il cielo, così remoti dalla realtà. Valori eccessivamente edonistici, materialistici. La superbia produce un devastante ritorno di fiamma che distrugge i bastioni dietro ai quali ci si è arroccati e l’Io superbo cade nel precipizio, nuovamente spaccato, lacerato. L’edonismo, i sensi, il materialismo, vengono così annichiliti. Il ritorno di fiamma è catarsi, è purificazione. Tutto è plumbeo, indistinto. Nausea, pretensione mentale che non conosce altro se non sé stessa. Edonismo, materialismo, eccessivo piacere dei sensi, cristallizzazione e fossilizzazione dei sentimenti. Cacotrofismo rapportuale. Il dolore può, deve rendere il pensiero

franco e scorrevole, aperto. Vohqehs austrotropico è un riproporre la scelta, la possibilità di differenziare e di differenziarsi in relazione all’altro. Quando ci si astrae e ci si aderge smisuratamente, quando l’amor proprio non conosce limiti, ci si ritroverà segregati, non capiti e soli, terribilmente soli, con la seria probabilità dello sprofondamento. Ma tutto ciò pure se non si

prendono decisioni, se ci si relaziona dogmaticamente: gli altri sono tutti o.k., ma non permetto loro di penetrare il mio mondo. L’inerzia, la mancanza di azione, precludono ogni interazione rapportuale, fanno del cuore una brulla brughiera che diventa l’antitesi del Divino in quanto “l’altro”. E tutto diventa un’avventura solitaria in questa dimensione, un’avventura solitaria che esacerba, che distrugge l’anima.

 

 

 

N.7-Dehssuh

Dehssuh boreotropico è l’abilità di concretizzare e propalare nell’universo i sentimenti di Dyhtyhf, procurando loro continuità e costanza, abbattendo le interclusioni che si interpongono agli onesti propositi. E’ perseveranza e risolutezza, è l’abilità nel trionfare, vale a dire il non farsi fagocitare, stordire dal successo. E’ l’impressione di certezza che permea colui che è consapevole di aver trovato il giusto ubi consistam. Dehssuh boreotropico è lo schieramento, la decisione relativi all’iter da intraprendere, con la coscienza di avere la necessità di giungere a chiarimenti con “l’altro”, di giungere a chiarimenti tra il proprio sé e l’altro proprio sé. E’ il trionfo che scaturisce dall’abilità nel relazionare e conciliare le polarità, collocandovisi in mezzo. E’ l’abilità nel padroneggiare i propri dualismi: attivo e passivo. Protezione dalla negatività. Ottima immagine di sé. Proseguire, non avere paura del destino, anche se sconosciuto. Pericolo, tuttavia, di tensione, di rigidità nel gestire i propri equilibri. La mente spazia nella realtà e nella concretezza. Possibile armonia. Il ciclo è compiuto. Si cammina adesso verso il rinnovamento. Dopo il completamento del ciclo, una pausa di riposo. Prima di continuare con il viaggio, bisogna riaccumulare energia. Incontro e fusione di attivo e passivo. Vibrazioni. Quintessenza della materia. La violenza e l’orgoglio sono domati. Le loro energie sono veicolate in direzione dell’armonia.

Dehssuh austrotropico è il bagliore divino che illumina il percorso per venir fuori dal dualismo tra essenza umana e divina, alla base di cui si trova l’eccessivo amor proprio. Si è realizzato il riconoscimento del proprio dualismo. La vera energia, il vero vigore, consistono nella verità ontologica, nella sottomissione a questa verità, che deve essere alimentata e propagata. Euritmia universale. Fiducia, desideri, giuramenti. Attenzione, tuttavia, alle fantasie stravaganti, alle utopie. Necessità e grande possibilità, di apertura agli influssi dell’ universo. Riconoscere la propria dualità, da vigore, quel vigore che permette di trascendere i propri conflitti, per mezzo del rapporto e della sinapsi con energie eterogenee. La consapevolezza della propria forza, intrinseca e non estrinseca, da la possibilità di completare il proprio percorso in questa dimensione. Euritmia tra razionalità e sentimenti.

N.8-Luhf

Luhf boreotropico ha il dovere di reificare le impressioni che scaturiscono da Lyhkahs. E’ l’abilità attiva del soggetto, adattata al divenire delle situazioni estrinseche. E’ la rapidità della metamorfosi,

il confarsi ad inusitate istanze. E’ la capacità di accettare la sconfitta, vale a dire il non lasciarsi accasciare dai fallimenti, bensì far tesoro di questi e comprendere in quale nuova direzione bisogna andare. E’ l’intuito dei propri interessi e di una buona attività mondana. Luhf boreotropico è genuinità, naturalezza, serenità nei confronti del divenire. Luhf discerne equilibrando. Lo spirito (Nehluhf) ha perfezionato la sua essenza (vedi: 11Nehmdahv) ed ora userà indistintamente per sé ed anche per l’altro sé, gli stessi parametri. Luhf ha “captato le parole di un’altra dimensione”. Le polarità sono bilanciate, omologhe. La parte destra è equilibrio, comando. La sinistra è capacità distributiva. Contenimento. Fede. Ricettività. Qui non c’è da veicolare, da canalizzare, ma semplicemente da essere simile all’altro. Rigidità. Severità. Le polarità si sono fuse. Il soggetto si è emancipato dall’eccessivo amor proprio ed è diventato soggetto universale. L’ego si è addolcito. Il ciclo è compiuto. Fine dell’immobilismo. Questa situazione conduce alla distinzione dei due principi come rinascita o come intemperanza. Condurrà, nondimeno, ad una tempesta, edificante o annichilante, quale essa sia. Integrazione o battaglia tra il dualismo? E’ la fertilità dell’aspetto passivo stimolato da quello attivo. L’intraprendenza soggettiva che ignorerà l’altro come equivalente. Rivelazione. Nuova realtà. Distinguersi. Soggettivizzarsi come coscienza di sé rispetto al prossimo. E’ il vigore che proviene dall’individuo cosmico.

Luhf austrotropico riconduce alle fasi periodiche della natura. Luhf austrotropico è l’indefinito e l’indefinibile. E’ l’umidità necessaria a stemperare il calore eccessivo. Per positivizzare i sogni,

è necessario prendere la strada che conduce al traguardo. La transizione nella materia è ormai lasciata alle spalle. Non si deve continuare a riesumare il passato e, questo, al fine di non impantanarsi nel mare magnum dell’immobilismo. E’ inderogabile continuare il percorso, nella consapevolezza che le tenebre sono soltanto defilate. Ergo, è probabile che si possa ancora sprofondare. E’ indispensabile riconoscere il proprio lato oscuro, relazionarsi con quella parte della psiche che da origini ad istinti e pulsioni. Il proprio lato oscuro deve diventare un amico e non continuare ad essere un nemico. Controllare i famelici impulsi bestiali. Una guida per l’anima. Un trait-d’union tra il mondo immanente e quello trascendente. Vedere nella tenebre. Le polarità sono metabolizzate. Il rapporto con le tenebre è dunque indispensabile, al fine di disintegrare la materia e tornare a nuova vita. E’ la duplice sofia che procede attraverso quell’ essere appeso dentro al chàos, quindi pure la decisione di abiurarsi, al fine di imboccare l’esatta direzione in armonia con le fasi della natura. E’ l’altro lato, tenebroso ed insondabile, della luce. Poesia, malinconia, frustrazione, afflizione. E’ il posto irreale, la coscienza che si riflette, con i suoi lati bui, che defilano trappole e mistificazioni. Tuttavia può essere una fase di relax, di speculazione e di analisi, che mettono in condizione di ghermire delle nuance che la luce del giorno renderebbe piatte. Invece, la luce di Luhf boreotropico sa essere fallace, apportare utopie e chimere. Ciononostante, l’utopia e le chimere possono diventare estro creativo, che alimenta l’intuizione e si lancia nel divenire.

N.9-Kyhtuhf

Kyhtuhf boreotropico è la sede ti ogni emozione, è la sostruzione arcana della soggettiva personalità, dei desideri reconditi, dei sogni, delle polarizzazioni emotive. Kyhtuhf è lo specchio che amministra il saper polimerizzare armonicamente ogni cosa che si possiede, per elargirla, per distribuirla e canalizzarla in direzione di un interlocutore adeguato, al tempo debito. Kyhtuhf amministra la sfera del sesso, la cui congrua manifestazione è la sostruzione dell’ individualità. Kyhtuhf è la virtù della verità, interpretata come elemento inderogabile per un’armonica concretizzazione dei rapporti con il prossimo. Kyhtuhf boreotropico ci riconduce all’ètra diradata di Nehvvuh: dalle prime luci del mattino l’evoluzione si indirizza verso le morenti luci della sera. Barricarsi in sé stessi o nell’esperto sapere. Ricusazione degli impulsi. Integrazione delle polarità. Il cammino individuale è stato ultimato. Ha prodotto coscienza per mezzo della conversione degli istinti, da indipendenti , vale a dire”selvaggi” a “sottomessi”, vale a dire istinti passati attraverso la catarsi, da usare ora con senso del dovere. La pratica della vita ha prodotto saggezza, maturità. Tuttavia è indispensabile ponderare e analizzare. Il cammino lasciato alle spalle, che ha permesso di trascendere barriere e linee estreme, non deve produrre semplicemente astrazione, bensì deve spalancare una porta sull’universo che irradi completamente l’individuo. La vetta di un monte si aderge verso il creato, verso il luogo della trasformazione in altro elemento. E’ il luogo di transizione dal soggettivo all’oggettivo. E’ la fase che anticipa l’anastrofe ontologica di Nehmdahv (vedi n.10). Il lato bestiale si integra con quello divino. Il lato bestiale: la furia cieca, lo smisurato desiderio di conoscenza (finalizzata al potere) che esalta la boria. Il lato divino: energia positiva, paladina della giustizia e della sofia. Mistero. Eremitica elucubrazione. Il perpetuo ritorno a sé stesso. Canalizzazione verso un’ inusitata dimensione dell’egosofia, delle relazioni. Egografia profonda e completa, prima di intraprendere il percorso più elevato. L’assoluto!

Kyhtuhf austrotropico è la quintessenza della vita, la palingenesi ontologica, il fulgore, la felicità, l’intuito sollecito e brillante. Kyhtuhf è il propagatore di luce e calore. Kyhtuhf è il frutto dell’ibridazione della logica e dell’intuizione. Kyhtuhf austrotropico e Luhf austrotropico barattano sovente alcune loro peculiarità. Kyhtuhf è il conscio, Luhf è l’inconscio. Kyhtuhf è l’ apprendimento intuitivo, Luhf è l’apprendimento che scaturisce dalla riflessione. Kyhtuhf è energia vitale, che ascende al cielo. Kyhtuhf è propulsione verso la vita. Kyhtuhf è la fiamma che amalgama positivo e negativo. Kyhtuhf non porta abiti, non ha bisogno di abiti, perché è la quintessenza della purezza. Kyhtuhf è l’eternità dell’ amore. Kyhtuhf cavalca nelle tenebre (istinto) per portarvi sé stesso: la luce più pura(la ragione). Kyhtuhf austrotropico, senza i freschi vapori di Luhf austrotropico, desertificherebbe ogni cosa. Kyhtuhf austrotropico è lo specchio che annichilisce il mondo dell’occulto. Kyhtuhf è l’Apocalisse, l’illuminazione.

N.10-Nehmdahv

Nehmdahv è lo specchio estremo, l’ultimo. E’ la sintesi delle proprie aspirazioni, la sensazione, l’impressione di ciò che ancora difetta. E’ l’elemento che da una ragione e canalizza l’azione di ogni altra capacità, possibilità. Per coloro i quali sono depositari di operati lodevoli, Nehmdahv è lo specchio dove la luce inverte la propria strada, dove, invece di scendere, sale. Per coloro i quali, invece, non sono depositari di azioni lodevoli, è lo specchio da dove si risprofonda nel baratro, dove si sperimentano la miseria, la morte esistenziale. Questo specchio, animicamente parlando, è l’espressione dell’umiltà, in assenza della quale, ogni manifestazione di potere si fonderebbe sulla falsità, causa di inevitabile crollo. Nehmdahv è la realtà corporea, la più prossima ai confini del male e, quindi, è lo specchio che esige l’ortodossia del bene, proprio per evitare contaminazioni col male. Nehmdahv boreotropico è lo scorrere delle ore, del tempo. E’ il tempo delle somme, del perfezionamento. Il tempo di cui si necessita per adergersi e lasciarsi permeare dalle energie dell’universo. E’ la Dea Bendata che alterna le sue preferenze, che volubilmente innalza ed abbassa chiunque. E’ l’effetto delle proprie cause. Tollerarne l’onere, il fardello, esige vigore e compiutezza. E’ intuizione bestiale, riguardo per la propria persona e per il creato. Tuttavia, l’onere, il fardello, non sono poi così pesanti. E’ necessario accettare gli obblighi che l’esistenza impone. Integralismo spirituale. Integrazione delle polarità. E’ il percorso in direzione della compiutezza, della totalità. La strada richiede duttilità, elasticità. Ci si deve scontrare ancora con le seduzioni del male, con le occasioni. Bisogna avere l’ardire di guardare negli occhi il destino, di non lottare contro le sue influenze. Bisogna comprendere che si hanno delle responsabilità nei confronti del mondo. Accettare il giudizio sulle proprie azioni. Nehmdahv è coscienza che “l’ammonimento” arriverà fino al sè. E’ la fine di un ciclo, l’inizio di un altro. E’ un tornare all’unità. E’ la perfezione, è la

chiave di interpretazione del cosmo. E’ la sorgente, il rizoma della natura immortale. E’ la perfezione che da lo sofia del micro- e del macro-cosmo. L’indistinto è stato marcato. Un inusitato ciclo indifferenziato sta per nascere. Nehmdahv è il dualismo ontologico, frapposto al cielo e alla terra.

Nehmdahv austrotropico è il risultato del percorso che ha menato all’intendimento ed all’integrazione delle polarità. Ogni elemento dell’individuo è attivo, felicemente, e osanna l’Essere ormai Divino, che ha terminato il percorso tra le nebbia oscura. L’Essere, ormai Divino, emerge dalla nebbia oscura ed è lui, adesso, a pizzicare la cètra, un tempo di Orfeo. Il glissando della cètra sale dagli abissi del labirinto e vi torna ormai trasformato, purificato. Il glissando, che desta i morti dal sonno, vale a dire tutte le forze rimosse, represse. Il glissando che fa prolassare i bastioni, vale a dire le inibizioni limitanti. Le rigidità si distendono. Nehmdahv è, allora, perfezionamento raggiunto, è il dischiudersi di un nuovo uovo cosmico, dal quale nascerà un altro Nehvvuh, per un nuovo ciclo e di un altro ancora e ancora…fino al giorno della purezza assoluta, che lo renderà degno di varcare i propilei del diorama del labirinto, dove accedere alla sofia gnostica, dove vedere Dio. Nehmdahv è il rapporto tra elementi eterogenei, la catarsi delle polarità. E’ la giusta mercede per ciò che si è realizzato, nel bene o nel male. Nehmdahv può essere ricompensa o salato conto da pagare. Nehmdahv elargirgisce in maniera equa. Nehmdahv è sofia gnostica, è egosofia, è cosmotesmosofia! Nehmdahv è!!!

N.*-Nehvvuh

Nehvvuh boreotropico è la sintesi dei due mondi di pensiero: razionale e intuitivo. E’ l’inizio dell’abilità nel fondere ogni dualismo. E’ ciò che dovrà essere e che è superato. La vacuità, il displuvio tra passato e futuro. E’ viaggiare nell’aria rarefatta. E’ la mente deflegmata da formae mentis precostituite che rendono “diverso” sia in positivo che in negativo. E’ essere al di fuori da ogni struttura o conformismo. Una fase singolare dell’esistenza. E’ il vigore anabatico del pensiero. Mancanza di consapevolezza e, nel contempo, ardire di osservare e scontrarsi con la vacuità esistenziale. Il baratro. Avere fede nelle proprie psichedelie ed avere il desiderio di trasformarle in realtà. Rischiare, senza mete definite. Freddo cinismo nei confronti delle critiche o della realtà circostante. Fobia, gelosia, rabbia da parte di chi non riesce a comprendere. Necessità, tentazioni alle quali non si riesce a resistere e che diventano una prigione. L’anima-guida, l’intuito che allerta. L’essenziale dell’esperienza, deflegmata da tutto ciò che è contingente. Impulso, ardire, alienazione. Proseguire senza preoccupazioni emancipandosi da ciò che è diventato zavorra. Purezza, palingenesi animica. Nuova realtà, ancora priva di struttura e cromia. La voce della purezza. Libera espressione infantile. Inconsapevolezza nell’agire o fare del male. Il vuoto. Il chàos, il vuoto aprirsi precedente alla creazione. L’indistinto, il nulla in cui tutte le probabilità sono defilate. Il privo di nome, l’uovo cosmico che racchiude l’ermafrodito.

Nehvvuh austrotropico è l’ars inveniendi del cosmo. L’ortarchia. La compiutezza e l’integrità ontologica. E’ il rapporto delle uguaglianze. Sinapsi delle antonimie. Volere che non necessita di essere guidato. Purezza. Sacralità rivelata. Ciclicità della vita. Immortalità. Totalità. Ermafrodito. Uovo cosmico. Non si avverte più l’esigenza di ascoltare la voce. La voce esiste. Porte Avatar. Apoteosi della redenzione dell’energia universale. Energia diretta a formare l’essere individuale. Energia che promana dall’essere individuale. Energia orientata alla creazione dell’essere cosmico. Energia che promana dall’essere cosmico. Olosofia gnostica. Sinapsi euritmica con l’universo.

***

 

 

 

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Published on e-Stories.org on 02.06.2017.

 

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