Gabriele Zarotti

Dalla generazione del dopoguerra a quella dei post-millenials

 

        Sono nato nel 1946. Tecnicamente non so a quale generazione appartengo. Io l’ho sempre definita la generazione dell’immediato dopoguerra. A quanto pare, la moderna sociologia parte dopo, con la generazione X, per indicare tutti coloro nati tra i primi anni Sessanta e i primi Ottanta. Prosegue con la generazione Y (la cosiddetta generazione del Millenial) per indicare gli individui nati tra i primi anni Ottanta e il 2000. E, probabilmente, procedendo per deduzione, penso che oggi parlerà di generazione Z, o post-Millenial, per definire i nati dopo il 2000. Salvo, nel frattempo, non abbia inventato un nome più fantasioso. Da ciò si deduce che noi, generazione dell’immediato dopoguerra, siamo ormai trapassato remoto. E fra non molto definitivamente trapassati.

Quanto sto scrivendo serve come premessa a tutto ciò che pubblicherò d’ora in poi, che in qualche modo riguarderà la nuova realtà in cui viviamo: l’Infosfera. Cioè tutto il globo terracqueo come lo abbiamo conosciuto sugli atlanti e dalle foto dallo spazio, più la rete delle interconnessioni dovute alle invenzioni della ICT ( Information Communication Technology) che oggi avvolge l’intero pianeta. Se tutto questo vi sembra cinese, non preoccupatevi, lo era anche per me. E, per almeno il 90% lo è ancora. Ma credo che dovremo abituarci a questa idea e alle nuove parole. Soprattutto ai nuovi concetti che si susseguono a ritmo sempre più vertiginoso, se non vorremo essere completamente emarginati. Esclusi. Invisibili. Dimenticati. Tra noi del ’46 e la generazione Z non ci separa solo più di mezzo secolo ma, anche se è difficile concepirlo e magari non sempre ce ne accorgiamo, viviamo entrambi in un ossimoro: due dimensioni che corrono parallele e interagiscono intersecandosi di tanto in tanto. Per scambiarsi tiepidi segnali. Di conseguenza abbiamo due modi assai diversi di vedere lo stesso mondo e quella immensa rete che lo avvolge. In ogni caso: benvenuti nell’Infosfera!

E adesso, come antipasto, cominciamo parlando di frigoriferi. Il nuovo frigorifero smart sa che cosa si trova al suo interno ed è in grado di suggerire ricette (basate sul servizio Epicorious), di ricordarci la presenza di cibi freschi o in scadenza. Può essere sincronizzato con Evernote per condividere la lista del negozio di alimentari. Inoltre può emettere un coupon di carta. Oltre a rispondere vocalmente, con il faccione di Cannavacciuolo su di un piccolo schermo, a domande del tipo: ‘zo faccio stasera che viene a cena Samantha?  Fra poco potrà collegarsi alla trasmissione Cuochi e fiamme, inviare gli ingredienti al robot perché li elabori e ai fornelli perché li cuociano. Oltre a connettersi con tutte le interfacce di casa e quelle di amici, parenti e affini; avvertirci sullo smartphone se la vicina ha finito il burro, prima che suoni alla porta di casa. Sarà in grado, inoltre, di fare tante altre simpatiche cose che adesso non mi vengono in mente perché sono del ’46. E la memoria va a corrente alternata. Tutto ciò senza dimenticare che il suo avo, il frigorifero a compressore, è nato, o meglio ha cominciato ad essere prodotto in serie, venti anni prima che nascessi io. Ma solo per mantenere cibi e bevande al freddo. Era della General Motors e si chiamava Frigidaire. Nome che per anni ha definito non solo una marca, ma tutta una categoria. 

In vita mia ho visto di tutto. Ho visto nascere il primo mangiadischi che inghiottiva 45 giri di vinile. Ho visto nascere e posseduto il primo registratore a cassette. Ho visto entrare i televisori in bianco e nero nelle case. Ho visto nascere la televisione a colori. Ho visto morire i televisori a valvole e nascere quelli sottili a led. Ho visto nascere il cinema 3D. il Technicolor, il Cinemascope e il Soundsurround. Ho visto nascere i videoregistratori, le telecamere amatoriali. Sono passato senza rendermene bene conto dall’analogico al digitale. Ho assistito alla nascita dei compact disc. Ho visto nascere la prima consolle per i giochi elettronici, ne ho anche creato la pubblicità, e poi ho visto nascere il computer , che ha mandato in sofitta la cara, ticchettante Lettera 22. Ho posseduto il primo Apple 2 C portatile. Il primo Mac. Ho visto sparire dal mercato i rullini fotografici e apparire i nuovi apparecchi a memory card. Sono entrato e uscito da centinaia di porte USB. Ho visto lanciare da un razzo il primo cane nello spazio. Un altro razzo ha spedito Il primo uomo sulla luna. Ah, dimenticavo: ho visto nascere il primo cellulare. Quando mai. Insomma, ho visto cose che voi, ultime generazioni, nemmeno potete immaginare. E chissà quante ne ho dimenticate, visto che sono del ’46. Ma non avevo mai visto il mondo imprigionato in una rete. Questo no, non l’avevo mai visto. E, se questo appaga il mio masochismo, nello stesso tempo inquieta il mio anelito di libertà.

 

 

 

 

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Published on e-Stories.org on 27.10.2017.

 

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